Clarinetto e Quartetto d'Archi
Mozart & Brahms - Una voce nel crepuscolo
Da tempo desideravo che tu potessi ascoltare questo pezzo eseguito da Mühlfeld. Sapevo quanto il suo modo di suonare ti sarebbe stato congeniale e quanto avrebbe saputo conquistarti come artista”. lettera di Brahms a Clara Schumann, 1893
L’elemento scatenante fu l’incontro con due straordinari virtuosi del clarinetto, Anton Stadler per Mozart e Richard von Mühlfeld per Brahms. Il clarinetto era all’epoca di Mozart strumento moderno e ancora inesplorato; ma sopra ogni altra cosa fu il fascino del suono scuro e avvolgente e lo stile di Stadler a affascinarlo. Dal suo canto Brahms ascoltò in concerto il clarinettista tedesco Mühlfeld proprio nel quintetto mozartiano nel 1891 a Meiningen, e fu folgorato dalla sua maestria e profondità sonora; malgrado il proposito di abbandonare la composizione questo incontro diede linfa nuova alla creatività brahmsiana e lo portò nel medesimo anno a comporre il Trio op. 114 con clarinetto e il Quintetto op. 115.
Mozart e Brahms arrivano a questa formazione nella piena maturità e ci arrivano dopo aver sondato e approfondito le sonorità del quintetto d’archi con due viole, trovando nel clarinetto una voce nuova, che ancora di più potesse entrare in una dimensione intima e profonda della più alta arte cameristica.
Nel Quintetto K. 581, composto per Stadler nel 1789, Mozart esplora per la prima volta tutte le potenzialità dello strumento valorizzandone la morbidezza, l’agilità e la naturale cantabilità in un’atmosfera luminosa e serena. Più di un secolo dopo, Brahms porta il clarinetto verso un universo diverso, ma in una ricerca che fa della profondità del suono il centro: il suo Quintetto op. 115, composto nel 1891, è pervaso da una malinconia intima e struggente, da quella sobria intensità che caratterizza la sua ultima stagione creativa.
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