L'omaggio di Massimo Ghini al grande Sordi: Il Vedovo
Uno spettacolo che all'uscita ci convince per la bravura degli interpreti e ci fa amare il grande cinema italiano da non dimenticare
Una commedia ancora oggi attualissima. “Il vedovo”, remake dell’omonimo film di Dino Risi, in scena venerdì 7 e sabato 8 novembre al Teatro di Locarno, nell’ambito della rassegna teatrale promossa dall’Associazione Amici del Teatro di Locarno, non mostra i segni del tempo. A mantenere intatta l’identità dell’opera uscita nei cinema italiani nel 1959, sono le magistrali interpretazioni di Massimo Ghini e Galatea Ranzi, protagonisti di una storia in cui cinismo e comicità si sono fuse alla perfezione.
La regia di Ennio Coltorti ha rispettato il testo originale, pur spostando l’ambientazione da Milano a Roma. Però, è il capoluogo lombardo, simbolo del potere economico, a restare il principale obiettivo di Elvira Ceccarelli, laddove la “burina arricchita” spera di trovare la sua giusta identità, avendo anche acquistato un lussuoso appartamento davanti al Pirellone. Un sogno, il suo, che la porterebbe a vivere la sua vita accanto ai suoi amici industriali, nella città simbolo della potenza economica.
In una commedia dai risvolti amari, i due personaggi sono uno opposto all’altro: gelida e rinchiusa nel suo mondo di affarista spietata, Elvira si trova a doversi confrontare quotidianamente con un idiota come il marito, Alberto Nardi (Massimo Ghini), da lei chiamato “Cretinetti” per la sua incapacità imprenditoriale e per il suo attorniarsi di gente altrettanto inetta.
In questa storia Alberto Nardi ed Elvira Ceccarelli non nascondono il reciproco odio, nonostante le false manifestazioni d’affetto che lui rivolge alla moglie per ottenere il denaro che serve per riparare ai suoi fallimenti. Un sostegno economico negato, ma che velatamente riceve tramite un suo uomo di fiducia, Lombardoni (Giuseppe Gandini).
I dialoghi tra Massimo Ghini e Galatea Ranzi lasciano andare il pubblico a risate contagiose e applausi sentiti, nonostante dietro a tutto ciò si nascondano, in maniera non troppo celata, il disagio delle quotidiane umiliazioni della moglie nei confronti del marito; un imbarazzo evidente, creato dalla consapevolezza di dover subire tale comportamento per la sopravvivenza della sua fabbrica di ascensori.
Nella scenografia che accoglie tre ambienti, Massimo Ghini si cala perfettamente nel ruolo di Alberto Nardi, che nel film fu di Alberto Sordi. E’ credibile nel suo modo di interpretare un cinico imbecille, un uomo fallito che, nel tentativo di emulare la moglie, ne diventa il parassita, dimostrando di non sapersi allontanare dalla sua immagine di imprenditore improvvisato ed arraffone. L’attore romano, con il suo personaggio, attira l’attenzione del pubblico per la sua centralità, pur se nel corso dello spettacolo esalta l’aspetto negativo che il copione gli assegna.
Massimo Ghini è magistrale nel suo cinismo quando apprende la notizia della scomparsa di Elvira, in seguito a un disastro ferroviario. La gioia del decesso, durata solo un giorno, esalta la maschera di un attore che mette in luce tutta la sua delusione. Nella sua vita costellata dai fallimenti, perde tutto, anche Gioia (Irene Girotti), sua finta svampita amante, “rubatagli” grazie all’intercessione di Elvira dallo scaltro imprenditore Carlo Fenoglio (Antonio Rucco).
Con “Il vedovo” si ride in maniera garbata e si riflette su un testo che ha anticipato i tempi parlando di femminicidio in maniera delicata. Merito va a Ennio Coltorti per non aver distorto il significato e a Massimo Ghini e Galatea Ranzi che con le loro superbe interpretazioni e con un affiatamento esemplare hanno conquistato il pubblico con un lungo e caloroso applauso.
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